Cancro

Un reggiseno per scoprire il cancro alla mammella

lunedì 15 ottobre 2007 di Federico Illesi

reggiseno diagnosi tumore cancro al seno

Dei ricercatori inglesi del Centro di Ricerca e Innovazione, stanno lavorando a un prototipo, chiamato Smart Bra, da indossare come fosse un normale reggiseno, ma in grado di segnalare la presenza di un tumore al seno.

Lo Smart Bra integra al suo interno una serie di antenne capaci di rilevare le diverse temperature del tessuto interno, sintomo di una attività anomala che porta allo sviluppo del tumore.
Questo tipo di esame diagnostico, conosciuto normalmente come termografia, produce una mappa termografica nella quale si visualizzano le diverse temperature del corpo. Come molti già sapranno, le cellule cancerogene sono caratterizzate da un metabolismo molto accelerato rispetto a quelle normali e quindi producono delle temperature maggiori.

Il reggiseno, una volta indossato, invierà ad esempio dei segnali acustici per segnalare la presenza di zone a più alta temperatura, con l’intendo di invitare la donna a recarsi tempestivamente in un centro specialistico per verificare la presenza di un tumore al seno.
Inutile dire quanto sia importante nei tumori la tempestività della diagnosi e della cura.

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Chemioterapia e i problemi al cuore

domenica 14 ottobre 2007 di Federico Illesi

chemioterapiaLe persone che sono riuscite a curare efficacemente il cancro con la chemioterapia hanno una probabilità maggiore di avere problemi di cuore.

È questa una delle conseguenze negative a lungo termine della chemioterapia e che ha avviato un grande dibattito a livello scientifico per verificare la validità della cura a distanza di anni dalla sua introduzione per la cura del cancro.
Resta inteso che guarire dal tumore non ha prezzo e gli effetti indesiderati riscontrati non giustificano ovviamente l’interruzione della cura, ma solo di cercare di spingersi per il futuro verso farmaci sempre più “intelligenti” come i nanodiamanti.

Al momento i medici che stanno svolgendo la ricerca consigliano solo ai pazienti a cui è stata somministrata la chemioterapia di effettuare esami diagnostici, non solo per monitorare i marker tumorali, ma anche per il cuore.



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Nanodiamanti per trasportare i farmaci chemioterapici

sabato 13 ottobre 2007 di Federico Illesi

diamanti carrier trasporto farmaci chemioterapia

I ricercatori della Northwestern University hanno scoperto una nuova nanotecnologia basata sui nanodiamanti, in particolare la struttura purissima del carbonio con ibridizzazione sp3,  in grado di trasportare farmaci chemioterapici direttamente alle cellule, senza gli effetti negativi associati al passaggio degli stessi nell’organismo.

Questo studio rappresenta di fatto la prima dimostrazione pratica dell’uso dei nanodiamanti come nuova specie di nano-biomateriali per il trasporto di farmaci molto “forti” impiegati nella cura dei tumori, tubercolosi e infezioni virali.

I nanodiamanti sarebbero infatti in grado di raggiungere l’obiettivo, ad esempio un tessuto tumorale, celando al resto del corpo il farmaco. Un altro vantaggio, emerso da una serie di studi genetici, è che i nanodiamanti non provocano l’infiammazione delle cellule una volta rilasciato il farmaco. Al contrario i mezzi di trasporto attuali causano infiammazione che predispone il paziente a sviluppare nuovamente il tumore.

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Cyberknife, bisturi cibernetico contro i tumori

venerdì 12 ottobre 2007 di mafalda

Cyberknife tumori cancro

Presso l’ di Milano e l’ è disponibile una tecnologia innovativa, il Cyberknife, che permette di trattare con estrema precisione lesioni tumorali altrimenti difficilmente trattabili come le neoplasie al cervello, colonna vertebrale, polmone, fegato e pancreas e patologie non tumorali come gli angiomi.

È un sistema di radiochirurgia robotizzato in grado di raggiungere tutte le sedi del corpo colpendo solo le aree interessate da cellule malate risparmiando al massimo il tessuto sano circostante. Il fascio di energia ha quindi un bersaglio che ci cerca di colpire da diverse posizioni in modo da minimizzare il tessuto sano esposto e concentrare il fascio verso quello maligno. Per avere un esempio pratico si può pensare a un riccio di castagna in cui il frutto all’interno è il tumore e gli spini le direzioni del fascio di energia.

Cyberknife è costituito da un braccio mobile e da un software che consente di localizzare con precisione (correlando assieme esami diagnostici come la TAC) il bersaglio colpendo la lesione anche in zone critiche non raggiungibili dalla chirurgia tradizionale. Il paziente è immobilizzato con semplici supporti non invasivi e non con il fastidioso casco stereotassico. La posizione di volta in volta viene rilevata da due sensori (es. telecamere) posti all’interno della sala.

Una nuova speranza per chi è ammalato.



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Tecnica a immagini per diagnosticare il melanoma

giovedì 11 ottobre 2007 di Federico Illesi

solarscan esame melanoma

Quella che vedete sopra è la foto di SolarScan, la nuova generazione dei dispositivi diagnostici digitali per individuare il melanoma.

Le tecniche a immagini hanno rivoluzionato letteralmente il settore della dermatologia, consentendo ai medici specialisti un veloce accesso ai dati, un migliore studio della cute e soprattutto la possibilità di confrontare tra loro i referti fatti in momenti temporali diversi.
Con SolarScan si possono realizzare infatti immagini dermoscopiche digitali in alta risoluzione per monitorare nel tempo l’evoluzione dei nevi (o nei), parametro fondamentale per la diagnosi del cancro della pelle.

Per tutti questi motivi è bene recarsi dal medico di base o dal medico specialista periodicamente per sottoporsi a esami di accertamento perché, nel caso ci fossero complicazioni, la cosa che fa la differenza è il tempo che intercorre tra lo sviluppo della malattia e l’applicazione della cura.

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I figli aiutano la madre a evitare il cancro

martedì 9 ottobre 2007 di Federico Illesi

cellule fetoAnalizzando le percentuali delle donne colpite da tumore si è visto che quelle con almeno un figlio sono meno interessate dalla patologia.

La ricerca, svolta presso il Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, ha quindi suggerito una nuova ipotesi secondo cui sarebbero gli ormoni, prodotti dal corpo della madre quando è incinta, a proteggerla dai tumori.
In particolare, le cellule del feto possono entrare nel circolo sanguigno della madre e rimanervi per qualche anno, aumentando il livello di protezione sia per le malattie che per lo sviluppo anomalo di cellule definite cancerose.

Per avvallare questa ipotesi, gli studiosi hanno selezionato un gruppo di 35 donne con il cancro al seno e 47 in salute. Hanno poi prelevato del sangue e analizzato alla ricerca delle cellule provenienti dal feto. I risultati hanno mostrato che il 43% delle donne in salute avevano nel sangue le cellule in questione, mentre solo il 14% nelle donne con tumore al seno.

Al momento questi risultati danno solo un’indicazione di massima -tutta da verificare- e che terrà sicuramente occupati i ricercatori nei prossimi anni ad esempio per scoprire i meccanismi con cui realmente avviene la “protezione” dai tumori per poter creare una cura.



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Il cellulare potrebbe esser dannoso

lunedì 8 ottobre 2007 di Federico Illesi

uomo al telefonoContrariamente a quanto precedentemente affermato, è arrivata una inquietante svolta da due scienziati svedesi, Lennart Hardell dell’University Hospital di Orebro e Kjell Hansson Mild della Umea University, e che riguarda l’associazione tumori-telefonini.

Secondo il loro studio che aveva come focus l’evoluzione dei tumori al cervello nel tempo, la correlazione con lo sfruttamento dei telefoni cellulari è probabilmente primaria. Pare proprio che con un uso intensivo di questo apparecchio salga del 20% la possibilità di incorrere in un glicoma e del 30% di ammalarsi di neuroma acustico. In ogni caso non è necessario allarmarsi, perché si tratta comunque di una ricerca, anche se il messaggio lanciato non è poi così trascurabile: di altri gruppi immersi nello stesso argomento ce ne sono molti, prima tra tutte la “Mobile Telecommunications and Health Research” svolta dal governo britannico, che è arrivata a conclusioni diametralmente opposte.

A suffragio però dei loro risultati c’è, come detto qui sopra, la lunghezza della ricerca: dal boom dei cellulari, 10 anni fa, ad oggi. I dati così raccolti pare diano risultati estremamente più variegati. Per capire se siamo a rischio, i ricercatori hanno dato come stima l’uso del cellulare (o del cordless) per almeno un’ora al giorno, che equivalgono a circa 2000 ore in 10 anni.

7 modi per combattere il tumore al seno

lunedì 8 ottobre 2007 di Federico Illesi

tumore al senoIl tumore, la patologia per eccellenza, ogni giorno fa parlare di sé nel bene e nel male, ad esempio nel caso della scoperta di nuovi farmaci o cure, sollevando sempre cori di voci più o meno fondate sui possibili rimedi o cose-cibi da evitare per impedire la formazione del cancro.

In realtà spesso si tratta per l’appunto solo di voci, ma questa volta è niente meno che l’American Cancer Society a darle, stilando una vera e propria lista “in & out” sul cancro al seno, composta da 7 punti di facile applicazione nella vita di tutti i giorni:

  1. Limitare l’uso di alcolici, studi hanno evidenziato che l’alcool aumenta il rischio di contrarre il cancro.
  2. Mangiare più antiossidanti, in generale cibi ricchi di vitamine (C, D, E, etc.) e poveri di grassi abbassano il rischio di sviluppare le cellule tumorali.
  3. La caffeina non è pericolosa, molti studi hanno sfatato il pericolo legato all’assunzione della tazzina di caffè.
  4. Assumere acido folico (folato), ovvero la vitamina B. Si è visto che soprattutto le donne che bevono alcool e non assumono vitamine del gruppo B hanno un rischio più elevato di contrarre il tumore al seno.
  5. Mantenersi in forma, l’aumento sconsiderato di peso nella menopausa è una delle principali cause che portano al cancro al seno.
  6. Mangiare soia con moderazione, alcuni studi hanno mostrato che l’assunzione di soia riduce i tumori ormone-dipendenti, però una eccessiva assunzione aumenta gli estrogeni nel sangue e di conseguenza le probabilità di sviluppare il cancro.
  7. Non fumare, il settimo e ultimo consiglio è sicuramente il più importanti di tutti perché il fumo incide con un peso nettamente maggiore sul piatto della bilancia.


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PET CT in alta risoluzione

lunedì 8 ottobre 2007 di Federico Illesi

esame pet tac

Siemens ha prodotto un macchinario rivoluzionario in grado di eseguire l’esame PET CT in alta risoluzione, dando chiarezza e profondità alle immagini.

L’alta risoluzione, dopo aver trasformato completamente il mondo televisivo, sta approdando a poco a poco anche in campo medico per dare al medico immagini più significative ricche di dettagli, in cui si vedono ad esempio anche piccole lesioni prima ignorate, per effettuare diagnosi più precise.

La differenza la potete vedere facilmente anche voi: a destra un’immagine PET standard e a sinistra la stessa immagine effettuata con la PET ad alta risoluzione. Da notare la chiarezza con cui si visualizzano i linfonodi, fondamentali per diagnosticare in tempo i tumori.



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Carcinoma epatico: primo sì per Nexavar

sabato 6 ottobre 2007 di Federico Illesi

farmaco antitumorale cancro fegato

Nexavar, prodotto dalla Bayer, ha ottenuto parere favorevole da parte del Comitato Europeo per i prodotti medicinali a uso umano (CHMP) per il trattamento del carcinoma epatico.

Il parere favorevole del CHMP sarà inoltrato alla Commissione Europea dove un responso verosimilmente favorevole potrebbe portare entro la fine dell’anno all’autorizzazione alla commercializzazione del prodotto in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. Attualmente, Nexavar è stato approvato in più di 50 paesi, compresi l’Unione Europea e gli Stati Uniti, per il trattamento di pazienti con carcinoma renale avanzato.

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