Apparecchiature

BSGI

lunedì 2 marzo 2009 di Federico Illesi

dilon bsgi cancro seno

Un trial clinico ha comparato la differente sensibilità dei tradizionali esami al seno, come MRI, ecografia e mammografia, rispetto la nuova metodologia chiamata Breast Specific Gamma Imaging (BSGI).

La tecnologia BSGI è prodotta dalla Dilon Technologies (Newport News, VA) e utilizza un tracciante capace di emettere radiazioni gamma una volta iniettato nell’organismo e legato alle cellule. Con questo esame è possibile valutare l’incremento dell’attività metabolica delle cellule cancerogene, come comparazione all’attività dei tessuti circostanti.
La Dilon ha fatto sapere che l’esame diagnostico è indipendente dalla densità del tessuto e può scoprire una massa tumorale ai primi stadi formativi.

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HYPER-IMS, sensore di pressione

martedì 24 febbraio 2009 di Federico Illesi

hyper-ims sensore pressione intravascolare

I sensori wireless intravascolari per misurare la pressione non sono certo una novità, ma quello che vi stiamo per presentare è il più piccolo attualmente esistente.

I ricercatori del Fraunhofer Institute (Germania) hanno progettato HYPER-IMS, constatando quanto sia importante monitorare la pressione intravascolare in tutti quei pazienti con particolari patologie. Ad esempio, in persone con la pressione molto alta già a riposo o al contrario la stessa assunzione di farmaci può abbassare la pressione in modo consistente ed è quindi chiaro che occorre un feedback per regolarla in maniera corretta.

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SNP Dr, per valutare gli effetti indesiderati

martedì 24 febbraio 2009 di Federico Illesi

test effetti indesideratiI ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno sviluppato un dispositivo che potrà aiutare i dottori a predire eventuali reazioni avverse ai farmaci.

Il device, chiamato Single Nucleotide Polymorphism Doctor (SNP Dr, pronunciato “snip doctor”), identifica nei pazienti la presenza di precise sequenze di DNA che possono fungere da marker per potenziali reazioni alla somministrazioni di determinati principi attivi.

Nello specifico, i ricercatori hanno individuato le sequenze di DNA che corrispondono al metabolismo. Un metabolismo lento implica che i farmaci permangano a lungo nell’organismo prima di essere espulsi e quindi maggiori probabilità di causare effetti indesiderati. Al contrario, il farmaco viene metabolizzato velocemente, minimizzando le problematiche connesse all’uso.

SNP Dr è costituito da un sensore capace di individuare queste particolari sequenze di DNA, partendo da un campione di saliva. Operazione decisamente poco costosa e al tempo stesso rapida, soprattutto se paragonata alle normali analisi di laboratorio.

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BioPad, un dispositivo di monitoraggio fetale

venerdì 20 febbraio 2009 di Valeria Gatopoulos

biopadUn gruppo di ricercatori israeliani sta portando a termine una ricerca che permetterà di utilizzare un dispositivo per il monitoraggio fetale, fai da te.
BioPad, questo il nome del dispositivo e dell’azienda che lo sta producendo, permetterà alla futura mamma di controllare il suo bambino fino a 3 volte al giorno per circa venti minuti, basterà applicarlo sulla pancia.
BioPad è in grado di rilevare i movimenti del feto ed avvisare la madre nel caso in cui questo non abbia movimenti costanti e corretti, una diminuzione dell’attività fetale monitorizzata, permette alla madre di recarsi immediatamente dal proprio medico o nel più vicino ospedale per effetture un controllo. Ciò permetterà di prevenire o forse evitare aborti spontanei.

In ogni modo il dispositivo è provvisto di una banca dati, cui il medico può accedere per controllare che tutto proceda per il meglio, semplicemente scaricando i file in memoria tramite porta usb.
Vedremo cosa succederà se e quando il prodotto verrà approvato e messo in vendita! Ovviamente, anche quando e se dovesse entrare in commercio, il dispositivo, anche nel caso in cui rilevi un’attività fetale perfetta, non può sostituirsi ad un medico, BioPad è solo un ausilio per i medici oltre che per la mamma, è un modo per far sentire più sicuri la madre e per controllare la salute del feto.

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Un validio ausilio per il Pap Test direttamente dagli Usa

martedì 17 febbraio 2009 di Valeria Gatopoulos

biopsia uteroIl pap test è un esame, forse un po’ invasivo, che permette di evidenziare la presenza di un tumore al collo dell’utero.
Il problema è che non è in alcun modo una forma di prevenzione, il test infatti è in grado di dire se il cancro c’è o meno e non può in alcun modo prospettare l’eventuale insorgenza della malattia, si tratta quindi di un semplice strumento diagnostico che potrebbe anche fallire.

In America è stato sperimentato un nuovo macchinario che sarebbe in grado di studiare i tessuti e le modificazioni degli stessi, con una sicurezza del 46% in più rispetto al pap test.

Lo studio è stato effettuato su 1900 donne a rischio tumore, queste sono state monitorate constantemente grazie al LightTouch system, questo il nome del marchingegno, che permette di studiare i tessuti tramite una lampada allo xeno, lo studio delle fotografie rilevate, permette di analizzare le variazioni di colore fluorescenti, dei tessuti del collo dell’utero tumorali e non. Il macchinario comprende anche un computer che sarebbe in grado di creare un algoritmo diagnostico eleborando i dati derivanti dal test e tutti i dati inseriti dal medico!

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Dispositivo per rintracciare i malati

giovedì 12 febbraio 2009 di Valeria Gatopoulos

locator system alzheimer

Da oggi i familiari dei pazienti malati di Alzheimer, sindrome di down e di altre malattie che possono provocare smarrimento momentaneo, perdite di memoria e simili, potranno controllare i movimenti dei loro cari.

Un braccialetto che permette di rintracciare e localizzale i familiari che si sono smarriti o che in un modo o nell’altro non si ritrovano. Il tutto è possibile facendo indossare al malato il dispositivo a mo di cavigliera o di bracciale, la casa produttrice con un sistema di antenne è poi in grado di seguire il paziente e comunicare di volta in volta i suoi spostamenti.

Questa è l’ultima novità dell’azienda LoJack, ora non resta che sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo l’uso e l’utilità di questo piccolo salvapersone o cercapersone che dir si voglia, allo stesso tempo l’azienda ha cercato di ridurre al minimo i costi di produzione e conseguentemente il prezzo al pubblico.

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Nuovo apparecchio per la diagnosi dei reflussi gastroesofagei

lunedì 9 febbraio 2009 di Valeria Gatopoulos

restech reflusso gastricoUn nuovo apparecchio permetterà di studiare nell’arco di 24 ore il livello di acidità dei gas presente nei condotti orofaringei. Questo piccolo e poco invasivo strumento aiuterà il medico a diagnosticare eventualmente un reflusso gastroesofageo.

Fino ad oggi la diagnosi avveniva in base all’analisi e alla constatazione empirica di particolari sintomi senza fare analisi approfondite che avvalorassero quanto supposto.

Il Restech Dx-pH Measurement System, questo il nome del piccolo marchingegno, viene inserito per via trans nasale, è simile ad un minuscolo catetere collegato ad un altrettanto piccolo computerino della grandezza di un lettore mp3.

La diagnosi viene effettuata nell’arco di 24 ore, arco di tempo in cui viene rilevato da un sensore posto all’estremità del tubicino il ph delle vie aeree, questi valori vengono inviati al computerino, che registra le informazioni che poi il medico stamperà su carta e studierà. La novità di questa diagnosi è la possibilità e anche la capacità di rilevare il ph non solo delle sostanze liquide ma anche di quelle gassose! Ancora una volta l’America ci stupisce!

Sarà quindi possibile utilizzare questo mezzo diagnostico e accertarsi sulle proprie condizioni di salute qualora si presentassero in maniera ricorrente, faringiti, laringiti, sinusiti.
La gravità e soprattutto la sicurezza riguardo la presenza del disturbo permetterà di risolvere in maniera mirata e sicura il problema con dei farmaci appropriati.
L’autorizzazione all’uso è stata concessa al gruppo di ricercatori americani che hanno prodotto il rilevatore, chissà se verrà introdotto anche in Italia e in che tempi.

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Rivelatore di placca

venerdì 6 febbraio 2009 di Federico Illesi

placca denti

Gli scienziati, presso l’università di Liverpool, hanno sviluppato un nuovo prodotto odontoiatrico per identificare la placca prima che questa sia visibile al solo occhio umano.

Il dispositivo è grande quanto uno spazzolino ed emette una luce che deve essere guardata con appositi occhiali gialli con un filtro rosso. Così facendo la placca – se presente – fa assumere una colorazione rossa alla parte del dente interessata.

Inspektor TC, questo è il nome dell’apparecchio, non è stato costruito per essere usato solo dal dentista, bensì il livello di miniaturizzazione e semplicità d’uso lo rendono facilmente usabile dalle persone. La necessità di individuare la placca infatti è molto importante per evitare la formazione di carie. Basti pensare che nel solo Regno Unito c’è una media di 2,5 denti riempiti o rimossi già all’età di 15 anni proprio a causa della carie.

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Telemedicina in Lombardia

mercoledì 4 febbraio 2009 di Alessandro Aquino

telemedicina

Dodici percorsi di assistenza al paziente supportati da tecnologie dell’informazione che coinvolgono pazienti diabetici, malati di BPCO e scompensati cardiaci. La Regione Lombardia è in prima linea nella diffusione della telemedicina ed è stata scelta dal Ministero della Salute per coordinare tutte le regioni italiane in un progetto europeo.

Questi sono i progetti e le sperimentazioni in corso, supportati da strumenti di telemedicina:

I servizi sperimentali “Nuove Reti Sanitarie” (NRS) si avvalgono di tecnologie di base (telesorveglianza domiciliare cardiaca, ospedalizzazione domiciliare cardioriabilitativa, ospedalizzazione domiciliare oncologica) e sono già molto accettati e quasi a regime (finanziati direttamente dalla Regione).

Le sperimentazioni “Telemaco” che comprendono la telesorveglianza domiciliare pneumologica, il teleconsulto specialistico con un medico di medicina generale e il trasferimento di immagini fra PS, indicati nell’ictus e nei traumi cranici.

Altri progetti più ambiziosi, come IgeaSat, richiedono ancora un notevole impegno di tempo, di organizzazione e anche di finanziamenti  ad hoc, per poter entrare in uso.



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Nuovo mezzo di contrasto per la risonanza magnetica

martedì 20 gennaio 2009 di Valeria Gatopoulos

mri philips risonanza magnetica

Una ricercatrice olandese, Kristina Djanashvili, ha messo appunto un nuovo mezzo di contrasto per la risonanza magnetica.

Il nuovo mezzo di contrasto è un composto di fenil boronato e dilantanidi chelati, il ruolo di queste due sostanza è da ricercarsi nella loro natura. La prima è in grado di legarsi chimicamente alle cellule tumorali, grazie alla sua capacità di riconoscere particolari molecole di glucosio che si concentrano sulla superficie delle cellule cancerose.

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